Roberto Morandin è un pittore sontuoso.
Un pittore romantico.
Un pittore rinascimentale.
Un pittore che ricorda gli olandesi dei Seicento.
Qual è dunque l'anima, la poetica, la sorgente della sua ispirazione tanto variamente giudicata?
Qualche critico sbaglia?
Si tratta di un eccezionale caso in cui tutti hanno ragione nel senso che Morandin è sontuoso, romantico, rinascimentale e olandese; e tutti sbagliano perché colgono solo un aspetto fra i molti che la sua arte delle molte vite offre a chi la studia. In realtà la sua personalità estremamente complessa racchiude tutte quelle tendenze.
La sua è una poetica del sogno e della delicatezza, arricchita da fughe nella metafisica della rappresentazione e nel simbolismo di visioni che sfumano nei sogni di una realtà che viene reinventata in termini che sarebbero piaciuti a Pierre Loti e a Huysmans. Di certo si tratta di una pittura di carattere elitario nella quale una tecnica straordinaria, ma non esibita, è posta al servizio d'intenzioni figurative che trasformano i contenuti da elementi reali in simboli e meditazioni di estenuata bellezza.
Un concetto fermo di armonia dell'insieme, il desiderio di sfumare piuttosto che di colpire con violenza chiedono al riguardante attenzione viva, ma lo sforzo è ripagato dalle tensioni subliminari che le tele trasmettono con i loro colori tenui, con nuances di eleganza fanée capaci di trasportare verso lontani orizzonti, in ciò rivelandosi le uniche capaci d'interpretare e nobilitare uno dei versanti più significativi della poesia del '900, quella di Mallarmé, di Govoni, di Éluard, di Lautremont e di Verlaine, anche loro legati alla parola significante, alla parola-colore, al trasferimento mitico di quelle componenti della psiche donde sorgono sensazioni profonde di misteriose scaturigini ancestrali.
Il Morandin vedutista è talora romantico nelle sue sfumate prospettive di paesaggi privi di traccia umana e senza tempo, nei quali terra e cielo sembrano confondersi in un abbraccio che trascende il dato naturale per conferirgli misteriose risonanze come è dato intravedere anche nel più grande dei pittori romantici tedeschi, Caspar Friedrich, alla cui drammaticità Morandin rinuncia per seguire la lieve venatura simbolista che caratterizza la sua dimensione spirituale. Si tratta di paesaggi cui un senso prospettico vertiginoso conferisce una sorta di spiritualità che sembra intenta all'ascolto di arcane melodie che passano fra la terra e il cielo e che solo pochi privilegiati possono cogliere.
Morandin dipinge anche fiori, fiori bellissimi e di femmineo incanto. Li si potrebbero definire "nature morte", ma tale definizione non deve essere presa in considerazione perché essi sono vivi, fragranti e quasi dotati di un'intima armonia che trasmettono come essenza vitale. Di natura morta si potrebbe semmai parlare a proposito della loro impaginatura, dotata di un sapiente equilibrio e d tenera armonia; e ancòra si potrebbe dire dei tavoli ad incerto cézanniano equilibrio e del virtuosismo dei vasi e dei loro livelli d'acqua, resi come solo Caravaggio e gli olandesi della grande stagione secentesca sapevano fare.
Stupende fiabe mitiche sono infine le fanciulle di Morandin, poste in primo piano con la castità e lo stile di Leonardo da Vinci e con il loro proporsi alla visione delineate da una tecnica rappresentativa peculiare a Rembrandt e a Vermeer.
Pittore di antiche ascendenze, si potrebbe allora affermare. In un certo senso è vero, ma egli va oltre questa memoria d'altri tempi per conferire loro i tratti di un'aggiornata modernità.
Altre fanciulle fanno parte della sua spiritualità. Sono quelle figure nude di un nudo dotato di tanta voluttuosa freschezza da sottrarle al puro dato fisico per consegnarle all'isola delle belle, all'isola degli eroi, un mondo lontano dall'umano travaglio e dove domina solo l'infinita bellezza creata da un artista di sensi poetici come Roberto Morandin.